martedì 16 novembre 2010

Il Geco è tornato

Cologno al Serio (BG), 14 novembre 2010

Il mattino è grigio e umido, pioviggina. Esco con l’obiettivo di andarmi a riprendere la distanza dei 21 km. Non competitiva a Cologno al Serio, paese nella pianura bergamasca. Sempre piacevolmente allegro il clima tra i podisti “tapascioni”, anche se la maggior parte degli amici oggi non c’è perchè in trasferta per i numerosi appuntamenti di questa domenica, mezze o maratone. Ai piedi le A2 (New Balance 902), le uniche che per ora riesco a indossare: ho provato alcune A3 (Asics Cumulus e Nike Lunarglide), ma il “supporto” sotto l’arco plantare mi risveglia gli adduttori… ed è sempre bene “non svegliare il can che dorme”. Parto quindi a passo prudente.

L’asfalto è ancora troppo duro, preferisco lo sterrato; per fortuna che arriva presto il lungo-fiume, con la sua terra chiara e compatta mista a ghiaietto fine. Un’amichevole chiacchierata con Gregorio Zucchinali, che mi racconta della sua recente trasferta a Gibilterra con la Nazionale per i Mondiali di 100 km. Mi dispiace per i ragazzi, chissà quanto hanno sofferto. Ma mi dispiace soprattutto per Giorgio Calcaterra, spero davvero che possa presto tornare a correre libero, con quell’espressione serena sul viso che lo ha sempre contraddistinto in tutte le sue 100 km! Saluto Gregorio e allungo il passo.

Le gambe rispondono bene, gli adduttori non si fanno sentire. Per qualche km seguo “una lepre” che corre ad un buon ritmo abbastanza sostenuto. Le zampe rispondono bene: è importante lasciarle atterrare sempre morbide al suolo, se sono rigide “sentono” il colpo. Che ridere, le battute dei podisti… Uno mi dice che le donne non possono superare gli uomini… gli rispondo un “Forza!” e proseguo sulla mia strada. Un altro mi chiede dove scappo e si mette a miagolare come il gatto… mi viene troppo da ridere e scappo via davvero! Gli ultimi km sono sentieri tra i campi, tremendamente fangosi dopo tutte queste piogge. Dopo i primi vani tentativi di risparmiare alla scarpe l’ennesima lavatrice, ci rinuncio e procedo facendo attenzione a non perdere l’equilibrio. Ecco finalmente il paese e l’arrivo: 21 km in 1h48’.

Sono contenta, mi sono ripresa la distanza. Tra l’altro, in un tempo migliore delle aspettative. L’ultima volta che ho corso 21 km era il mese di gennaio: vi lascio immaginare la soddisfazione di arrivare, con la consapevolezza di poterlo fare ancora. Dopo 11 mesi. Adesso me lo posso dire: il Geco è tornato. Ma non è più il Geco di prima: ora altri stimoli svolazzano tra i suoi pensieri. Alcuni più variegati, altri più selvatici. Ma una mezza, se vuole, può ancora correrla! Ciao Blogtrotters, il Geco vi saluta e vi augura una buona settimana!

lunedì 8 novembre 2010

1° Duathlon Sprint Eco Race

Duathlon: Isso (BG), 6 Novembre 2010

Manifestazione alla sua prima edizione e organizzata da Matteo Annovazzi: triatleta bergamasco, Campione Italiano di Ironman, atleta del team Peperoncino e lavoratore della Vipiemme, azienda bergamasca che produce pannelli solari (da cui il nome “Eco” Race). Gara valevole per il rank 2011 degli atleti elite, ma aperta anche agli amatori. Distanza sprint: 5 km di corsa, 20 km in bici, 2,5 km di corsa.

Ci ho pensato un po’. La decisione di provarci dopo la “simulazione” del sabato precedente, in cui ero riuscita a completare le tre frazioni in meno di due ore, il tempo limite per la gara. Alè alè, c’è sempre una prima volta e soprattutto c’è sempre da imparare! E così, con una buona dose di timore e una di incoscienza, mi ritrovo il venerdì sera alla presentazione della gara e dei top atleti. Che ambiente frizzante! Un piacere fare la conoscenza di Matteo Annovazzi, ragazzo dallo sguardo attento e dal sorriso rassicurante, di fronte al quale si avverte qualcosa di umanamente intenso: dev’essere anche questo che lo rende un grande atleta e che fa sì che tutti i suoi numerosissimi amici gli vogliano un gran bene.


Poche ore di sonno la notte prima del “gran giorno”, la tensione è parecchia. Tutt’intorno triatleti seri. Sorrido della mia incoscienza, voglio provarci. Ritirati i pettorali (il mio e quello di Lady – la mia bici da corsa), mi incammino verso la zona cambio. Tengo per mano la mia Lady come se accompagnassi una bambina al suo primo giorno di scuola. La sistemo nel posticino assegnato e le metto vicino tutto quello che servirà. Chiedo ad una gentile giudice di gara quali sono le regole del gioco: ok, memorizzate. Un comodo pullman porta gli atleti nel paese vicino, alla partenza della prima frazione di corsa. Partono gli atleti tesserati; dopo alcuni minuti gli atleti amatori, tra i quali ci sono anch’io.

Prima frazione: 5 km di corsa. Intorno il silenzio dei campi, alle gambe il ritrovato piacere della corsa, dopo tanti mesi di sofferenza. Alzando gli occhi al cielo, ecco di nuovo il volo della gru dalle grandi ali blu, che ora ha la coda della fenice, fatta di tante treccine gialle che ardono di fiamme vivaci. Per il mio piccolo motore diesel che tanto impiega per scaldarsi e andare a regime é un progressivo da 5’ a 4’30’’, come immaginato. In un attimo è già la zona cambio. Indosso pantaloncini imbottiti (altrimenti là sotto son dolori…), maglia del completo da sci di fondo (perfetta antivento e più economica dell’abbigliamento per ciclisti!), casco, guanti, scarpette da cenerentola, e via! Corricchio lungo il tappeto rosso tenendo Lady per mano. Intorno voci, grida, incitamento. Comprendo lo stupore di chi vede passare prima triatleti d’elite e poi chi si attarda ad infilare la treccia tra le fettucce del casco, ma io di altro non mi curo se non della mia piccola. Finisce il tappeto rosso, adesso serve concentrazione: è solo la terza volta che uso la mia Lady su strada, è sempre stata sui suoi rulli.

Seconda frazione: 20 km di bici. Eccomi in sella alla mia Lady. Vai piccola, adesso tocca a te! Sono due giri da 10 km. Wow, mi sembra di volare su questo asfalto di pianura, strabello! Sento che la strada è più morbida dei rulli e metto il cambio più duro. Mi assesto al di sotto del “limite”, intendendo per limite quella pedalata che fa sentire affaticamento ai quadricipiti. Per la prima volta vedo la misura della velocità: 30 km/h. Poco per i veri atleti, molto bene per me. Quanto mi diverto. Pure un tratto in pavè: per fortuna comparso di sorpresa dopo una curva e quindi percorso pedalando a tutta per non perdere l’equilibrio. Numerosissimi e preziosissimi gli angeli custodi con il giubbino arancione e le bandierine in mano, posti a tutti gli incroci e le rotonde per vegliare sui ciclisti e sopportare le imprecazioni degli automobilisti. Grandissimo il lavoro di questi volontari, per i quali trovo il fiato per urlare un “Grazie!”. Taglio tutte le rotonde che diventano così quasi diritte, divertentissimo. Durante il mio primo giro mi sorpassano gli atleti veri: luminose saette sfrecciano via come un sussurro. Il secondo giro arriva anche per me, e poi di nuovo la zona cambio. Attenzione nello sganciare le scarpette… ok, ci sono, ancora in piedi. In un attimo tolgo tutto e sto già correndo.

Terza frazione: 2,5 km di corsa. La sensazione di correre appena scesa dalla bici è strana: sembra di avere le gambe imballate e di essere ferma, in realtà corro come prima. Dopo un breve tratto di asfalto, ecco un morbido sentiero protetto dagli alberi. Che bel posticino tranquillo! Distende la mente, dopo la concentrazione per la bici su strada! I polpacci ringraziano l’erba e la terra bagnata. Appena fuori dal boschetto si attraversa la centrale fotovoltaica da 4 MW: wow, straganza! Che pannelloni giganti! La curiosità distoglie dalla stanchezza e dopo una curva la porta del traguardo. Ce l’ho fatta!

Sono arrivata! In 1h18’, pensavo di impiegare molto di più. Un mesetto fatto solo di rulli e tapis roulant ha dato i sui frutti. Sono contenta, contenta, contenta. Mi piomba addosso un gasamento che mi metteri a saltellare e scodinzolare. Il saluto ad un amico. Il ringraziamento all’attento e sorridente organizzatore. Ritorno dalla mia piccola: una carezza sul manubrio e un’amichevole pacca sulla sella, la ringrazio perchè è stata bravissima, la prendo per mano e ritorniamo alla base. Doccia calda e pasta party nella mensa della Vipiemme: davvero un’ottima organizzazione. Quindi le premiazioni davanti ai grandi pannelli che per l’occasione sorridono calorosi agli atleti. Come sono felice. Mi mancano le parole per descrivere la gioia provata per essere riuscita a portare a termine questa “impresa”. Con tutto quello che ho sofferto quest’anno, dopo 8 mesi senza corsa, chi l’avrebbe mai immaginato. Il mio primo pettorale del 2010. Nel solitario rientro a casa scappa qualche lacrima, ma questa volta è solo gioia, mista a un po’ di stanchezza :-) Bellissima esperienza, che lascia la voglia di riprovare.

Il podio maschile

Il podio femminile (1^ Maria Alfonsa Sella, Campionessa Italiana Ironman)

Gli organizzatori: Peperoncino e Vipiemme




Corsa: Cenate Sopra (BG), domenica 7 Novembre 2010

Nuovo questo tipo di stanchezza: i muscoli delle gambe stanno bene, solo qualche crampo all’addome dovuto probabilmente alla tensione. Gli adduttori non si fanno per nulla sentire: ufficialmente promosse le New Balance 902, categoria A2. Sono le uniche che non mi risvegliano gli adduttori, quindi d’ora in poi userò sempre queste. E quindi, domenica…

Irrinunciabile il ritorno alle origini per una non competitiva dal gusto selvatico, come piace a me, su e giù per sentieri nei boschi. Per riposare il fisico ma soprattutto la mente dopo la tensione per la gara del sabato. Una meraviglia d’autunno piovoso, di foglie d’oro su fango morbidoso, di bosco bagnato e terra profumata. Del tutto inaspettata la risposta del fisico, che chiedeva salite su cui sfogare la sua carica e sulle quali ha goduto come mai prima d’ora. Tanta pioggia. Ritrovato piacere. Alla fine sono 16 km di gustoso saliscendi in 1h35’. Che bello, sto bene. Nella solitudine del rientro a casa scappa ancora qualche lacrima, anche qui solo gioia, mista a un po’ di stanchezza :-) Alè alè, basta adesso, che c’è da tagliare la legna! Saluti Blogtrotters, buona settimana!

martedì 2 novembre 2010

Diario di ottobre e “qualcosa di grosso”




Questo è il diario di quanto svolto nel mese di ottobre appena trascorso. Di più non è proprio possibile, viste le “Giornate” da gestire. Giusto un paio di commenti: il primo è che vado avanti così perché mi sento bene; il secondo è che vorrei ritornare alle non competitive della domenica, ma sul tapis roulant gli adduttori si comportano bene, mentre sull’asfalto si fanno sentire ancora, mannaggia…


Una cartolina dall’ultimo cross training, taglio legna con sega: notare il diametro dei legni… “Avevo voglia di qualcosa di grosso”… Hihihihi! ;-) Notare anche gli occhi della gatta, silenziosa e vigile dall’alto del suo morbido cantuccio. Saluti Blogtrotters, buona settimana!

venerdì 29 ottobre 2010

Le giornate in un giorno

Uno degli aspetti più faticosi dello sport è riuscire a trovare il tempo per praticarlo: che stressanti “corse” per riuscire a ritagliarsi un’oretta! Mmmh, vediamo di limitare lo stress, altrimenti ci si ammala... Suddividiamo il giorno in giornate. Si comincia con la giornata 1: lavoro, 11 ore suddivise in 1 ora di macchina + 9 ore di timbratura + 1 ora di macchina (salvo imprevisti di traffico) nella fascia oraria 7.30 - 18.30. Finita questa, inizia la giornata 2: attività fisica, 2 ore a disposizione nella fascia oraria 19 - 21. Poi la giornata 3: presenza a casa, fascia oraria 21 - 23, cena (grazie mamma!) e collaborazione nei limiti del mio possibile. Infine la giornata 4: crollo a letto, fino a che è già domani e con la sveglia delle 6.30 si ricomincia.

Mi ritengo fortunata e sono contenta di quello che riesco a fare. Aspettando il sabato e la domenica, possibilmente senza pioggia battente! Finchè il fisico regge: arrivo a fine settimana parecchio stanca, avrei bisogno di dormire un po’ di più. Facendo sempre i conti con un sistema immunitario piuttosto deboluccio, dalla decina di forme influenzali /respiratorie l’anno (per questo ottobre siamo già a 2… e la polvere rimescolata dall’aria condizionata dell’ufficio di certo non aiuta). Quindi, evitare rigorosamente l’outdoor nella fascia oraria di freddo e smog serale, che guarda un po’ coincide con la giornata 2. Il tutto si traduce in attività indoor: tapis roulant (comoda la palestra che chiude alle 22!), rulli (comoda la bici in camera da letto!), piscina (comoda negli orari in cui è poco frequentata!). Bene, almeno il tutto comincia ad essere un po’ più comodo! Il desiderato outdoor solo nel fine settimana, quando mi rifugio tra i monti dove ci si può ancora fermare e respirare. Alè alè, avanti così, che va bene.

domenica 24 ottobre 2010

La mia Lady dorme con me


Io nel mio letto, lei sul suo rullo.

Mentre la portavo su per le scale si guardava attorno incuriosita, non capiva. È stata contenta della nuova sistemazione invernale, le è piaciuta!

A proposito, per tutti quelli che quando sentono parlare di indoor, tapis roulant e rullo cominciano con gli “uff”: chi ama le discipline di endurance conosce il significato del non sentire più lo scorrere del tempo, quindi il problema non si pone.

 

 

E il tempo non scorre nemmeno quando si taglia la legna con la sega: sono passata ai pezzi più grossi… più fatica ma più divertimento!


Saluti Blogtrotters, buona settimana!

lunedì 18 ottobre 2010

Buongiorno pioggerellina

Bianzano (BG), 17 ottobre 2010

Questo grigio tempo da maratona chiama alla corsa. Da maratona perché questa pioggerellina fitta fitta che riempie l’aria è la stessa che mi aveva fedelmente accompagnato nelle mie maratone cittadine. Il ricordo mi rallegra e parto per una corsetta su percorso saliscendi. Durante le mie orette infrasettimanali su morbido tapis roulant con le New Balance gli adduttori non si sentono finalmente più. Oggi, data l’incognita asfalto, indosso le Cumulus. Strane grosse forme costruite sotto i piedi mi rendono più difficile trovare un equilibrio: per ora mi trovo meglio con la maggiore libertà delle Nike sulla strada. Quando i muscoli me lo chiedono, termino la salita e ritorno sui miei passi. Al rientro sono una quindicina di km: sono contenta, era da tanti mesi che non percorrevo a piedi una distanza così. Dopo la piccola soddisfazione quotidiana, un po’ di sano lavoro: ma al coperto questa volta, che di pioggia ne ho presa abbastanza! Anziché la ranza (trad. ita.: falce), oggi si usa la rasga (o meglio, il rasghì, trad. ita.: seghetto). Chissà se anche questa migliora la bracciata in acqua… Altra divertente soddisfazione quotidiana, utile per scaldarsi poi vicino alla stufa. Nel frattempo risuona nei boschi intorno un insolito baccano: i cani, i loro padroni, è una battuta di caccia ai cinghiali. Meglio stare al riparo. Saluti Blogtrotters, buona settimana!


mercoledì 13 ottobre 2010

Dialogo maieutico


In pianura bussano ancora, gli adduttori. Meglio chiudere gli occhi: in realtà sto pedalando sulla Lady, eh sì sì, sono sui pedali, sì sì, non sto correndo sto pedalando, e quando pedalo funzionano i quadricipiti, sì sì, eccoli, si sono svegliati, oh sì adesso li sento, i quadricipiti. E gli altri? Chi? Boh, non mi ricordo. Presenteranno il conto il giorno dopo… Scrivere nella memoria muscolare è come incidere nella pietra. Trucchetti per cancellare uno schema motorio errato acquisito. Dai, proviamo a cambiare percorso. In salita la fatina come fa? Trallalero trallalà, ma solo per poco per ora ce la fa – ohi lallà – comunque meglio del sacco di patate. La discesa nel bosco: immagina gli zoccoli di un agile fauno dall’appoggio leggero. Ma quanti euro/lumen servono per vederci di notte? Considero una gamba, sollevata e piegata, mentre scende per appoggiare a terra: se non ci sono tensioni ai muscoli del polpaccio né ai tibiali, ossia se il piede può penzolare morbido, l’appoggio è – per la conformazione che “la Natura” gli ha dato – in avampiede (on the ball of the foot). Meglio che i muscoli lavorino per staccarsi da terra, non prima di arrivarci, a cosa servirebbe? Rieducazione motoria in stile socratico: la verità del movimento è già scritta nel corpo, vediamo di farla “venire alla luce”. Se è fatto così ci sarà un motivo. Non gli dico niente, non gli impongo niente, né rattoppi applicati né controlli pensati, gli lascio massima libertà, dialogo con lui in silenzio fino a sentirlo. Poco poco, piano piano, sussurra qualcosa. Sssh…

sabato 9 ottobre 2010

Parco gomme – fase sperimentale

Proviamo a scrivere ancora di corsa… Gomme per il running – già, ora meglio specificare quali gomme. Queste sono le scarpe da corsa che ho comprato qua e là negli ultimi mesi, seguendo solo l’intuito e le migliori offerte dei saldi. Una necessaria fase sperimentale visto come è cominciata la lunga disavventura… Dopo averle custodite per un po’, ora che ho ripreso a corricchiare le ho provate e direi che vanno tutte bene, anche se sono diverse tra loro. La scelta sarebbe in funzione del tipo di terreno e di allenamento, dei muscoli da far lavorare o riposare di più, ma per ora è soprattutto in base all’ispirazione del momento. Infatti, facendo solo un paio di uscite da 10 km a settimana su circuito pianeggiante, tendo a preferire le più leggere, che sono piatte e non hanno nessun rilievo sotto il piede tale da farmi ricordare di avere gli adduttori… i quali comunque a fine corsa si fanno risentire e mi tengono indesiderata compagnia per i giorni successivi. Buone per recuperare la naturale impostazione di appoggio. Da alternare con quelle più morbide quando i muscoli chiedono un po’ di riposo.


Mizuno Phantom Classic – very light

New Balance 902 – light

Nike Lunarglide – medium

Asics Cumulus – heavy and soft



Ho notato che l’inevitabile calo di cycling – causato dal buio sempre più in anticipo e le code in autostrada, dai frequenti fine settimana di pioggia e dalla temperatura ormai inclemente appena si sale in montagna – e soprattutto la mancanza delle lunghe salite, così salutari per i quadricipiti, hanno peggiorato la risposta degli adduttori dopo la corsetta. Sarà meglio attivare soluzioni alternative. La fase sperimentale continua... sperando sempre di poter un giorno ritornare a correre come una volta. Dopo quasi un anno. Ne avrei una gran voglia, sapete?

giovedì 7 ottobre 2010

BergamoScienza – ringraziamenti e fotografie

Bergamo, 5 ottobre 2010.
Conferenza: “La resistenza fisica e psicologica nella maratona e nell’ultramaratona”.


È stata davvero una bella serata dedicata alla corsa sulle lunghe distanze, maratona e ultramaratona. Grazie ai relatori Fulvio Massini, Enrico Arcelli e Pietro Trabucchi, con i loro interessanti interventi sugli aspetti biomeccanici, metabolici e psicologici. Grazie agli atleti Migidio Bourifa, Paola Sanna e Ivan Cudin, con le loro preziosissime testimonianze sulla maratona, sulla 100 km, sulle 24 ore e la Spartathlon. Grazie al numeroso pubblico di 500 appassionati runners: ai 350 che sono riusciti ad entrare nel teatro e agli altri 150 che hanno assistito in videoconferenza dalla struttura esterna. Grazie agli amici che hanno attivamente contribuito a far conoscere l’iniziativa al popolo di runners. Grazie all’Ordine degli Ingegneri di Bergamo e a BergamoScienza per la fiducia che mi hanno dato accogliendo questa mia proposta e permettendone la realizzazione. È stata per me una grandissima soddisfazione: riuscire a realizzare l’incontro, vedere tante persone contente. Vale per me più di un importante traguardo di corsa. Preparerò un articolo dedicato alla conferenza. Per ora ecco le prime fotografie della serata. Grazie a tutti.

giovedì 30 settembre 2010