lunedì 22 giugno 2026

Fuori classifica, ma arrivata: il mio primo ultra-trail

Trail del Centenario – Orobie Bergamasche, 21 giugno 2026

Non compaio in classifica. Eppure il 21 giugno ho chiuso i miei primi 50km di trail in montagna, ed è uno dei traguardi di cui vado più fiera.

Volevo provarla, questa esperienza nuova: allungare le distanze trail dai collaudati 30km ai 50km. E volevo farlo sulle montagne di casa, le Orobie Bergamasche. Quindi Trail del Centenario, percorso ad anello: Foppolo, Carona, rifugio Laghi Gemelli, Lago Sardegnana, rifugio Calvi, rifugio Longo, rifugio Montebello, Foppolo.

In classifica non ci sono perché al rifugio Longo mi hanno tolto il pettorale: sono arrivata con 14 minuti di ritardo sul cancello delle 7 ore. Ma io stavo bene, la giornata era bellissima, non erano nemmeno le tre del pomeriggio. Così ho deciso di proseguire sul percorso di gara come libera escursionista tesserata CAI, con regolare copertura assicurativa. Ho fatto benissimo. Gli ultimi 15km sono stati bellissimi: su una cresta si aprivano due mondi, da una parte tutta la conca di Carona, dall'altra quella di Foppolo, con un tappeto di rododendri in fiore. Dal rifugio Montebello sono rientrata a Foppolo seguendo il sentiero CAI (alla fine un paio di km in meno), perché le bandierine segnapercorso erano già state tolte. A questa gara, se non sei performante, non sei persona gradita. Beh, per "gli inferiori" ci sono sempre le distanze inferiori, senza cancelli. La 25km, la 13km e la 10km non competitiva: quasi 900 persone che partono tutte insieme, appassionatamente imbottigliate, in un casino tale che per i primi 2km non si riesce nemmeno a camminare. Esperienza già fatta l'anno scorso sulla 25km, e che non intendo ripetere.

Sul percorso lungo (169 iscritti, 132 in classifica) non mi è piaciuto vedere, al ristoro del rifugio Calvi, il panzuto volontario che se la rideva "alla conta dei ritirati", perché "per fare questa gara devi avere il curriculum". Avevo letto i risultati dello scorso anno: quando tra i DNF ho trovato gente che arriva dal TOR, ho capito l'antifona. Ma fanculo l'élite. Io oggi avevo un obiettivo: dimostrare a me stessa di riuscire a completare 50km di trail in montagna, in semi-autonomia (ai ristori ho preso "solo" 4 litri d'acqua). Un percorso di allenamento preparato in solitaria, che mi ha portata ad alzare l'asticella e a collaudare un protocollo di integrazione progettato su misura per me: uno che bypassa tutte le mie intolleranze alimentari e carenze enzimatiche, e che funziona.

Se il cancello al rifugio Longo fosse stato a 7h30', ci sarebbero stati molti più finisher entro il limite delle 10h30'. E forse, tra questi, ci sarei stata anche io. All'arrivo la medaglia me l'hanno data lo stesso: non so perché, forse l'avrebbero comunque buttata. Ma poco importa. 

La cosa che conta, oggi, è che ho fatto un grande passo avanti nella mia vita sportiva. E che, nel frattempo, i boys che mi hanno accompagnata hanno fatto la loro prima escursione Carona–Laghi Gemelli: sono stati bravissimi, accompagnati e gestiti dal loro papà bravissimo.

Fuori classifica. Ma arrivata. 👍








lunedì 2 febbraio 2026

Parabola operatoria

NOTTURNI PRE-OPERATORI 

Dovevi aprirmi in due per farmi vedere chi sono. Mai nessuno mi ha insegnato tanto come hai fatto tu. Mai nessuno mi ha fatto alzare l’asticella tanto come hai fatto tu. Il più profondo razionale, il più profondo irrazionale, prima distanti e ora abbracciati nell’equilibrio di uno yin e yang. Adesso è arrivato il momento di chiudere, e di andare oltre. 

Mi immergo nel mio più profondo me. 

Yama, ti fidi? “Sì, consapevole delle difficoltà e dei rischi”. 

Kokoro, ti fidi? “Sì, radici solide e rami robusti”. E sorride. 

Fudōsin, sei pronta? “Sì, la lunga via dinnanzi a me è illuminata”. 

Leopardo è seduto immobile, ed osserva davanti a sé Nera Pantera che si muove leggera, sicura, fiera, discreta. 

Nero Serpente Femmina si aggira vigile, sorvegliando il tutto. 

Quando chiuderò gli occhi, restate con me. 




POST-OPERATORIO - FASE 1 

INIZIO FASE 1: infiammatoria, anabolica, fortemente glicolitica. Target 100-150g di carboidrati al giorno. Che in FODMAP non è facile, ma fattibile. Ho già testato qualche carb loading pre-gara… E insieme un po’ di EAA. Il mio SISTEMA DI SUPPORTO ALLA NUTRIZIONE è sempre attivo ed è passato dalla modalità sportiva a quella post-operatoria. Durata prevista per questa fase: 2 settimane. 

VISUALIZZAZIONE DELLA MICROSCALA: landa deserta, striscia di terra lunga e stretta. Suolo grigio e cielo rosso. Capitan fibroblasto ha schierato le sue truppe sui due lati lunghi, in modo da attaccare sulla distanza più breve. È un tipo alto e snello, fibroso, con un ciuffo alla Elvis. Mette un piede sulla terra e dice "Ah però, roba buona!". Eh, certo, P4HB, mica una ciofeca! Cosa aspetti ad attaccare? "Aspetto che si alzi il vento di mTOR". E allora alziamolo! Si solleva un vento d'oro che illumina il cielo di fine sabbia dorata e scintillante. È il segnale. L'esercito di fibroblasti inizia la conquista della mesh. 

INTANTO, NELLA MACROSCALA: a letto, drenaggi, terapia antibiotica e anticoagulante, terapia per la gestione del dolore. Pazienza e fiducia. Ogni piccolo movimento è un traguardo. Riuscire ad alzarmi da sola dal letto è una conquista, che festeggio con un cafferino mTOR. 




POST-OPERATORIO - FASE 2 

INIZIO FASE 2: proliferativa, mix glicolitca/ossidativa. Target 60-80g di carboidrati al giorno, con alta richiesta di AA come substrato per la sintesi di collagene, più qualche cofattore. Il mio SISTEMA DI SUPPORTO ALLA NUTRIZIONE si adatta di conseguenza. Durata prevista per questa fase: 6 settimane. 

VISUALIZZAZIONE DELLA MICROSCALA: la terra è ormai ricoperta di un fitto tappeto di fibroblasti. Anche Capitan fibroblasto si è unito al suo esercito. Una pioggia di mattoncini bianchi cade dal cielo rosso. È ora di costruire sulla terra conquistata! Ma serve un direttore dei lavori… Ecco che fa il suo ingresso Nero Serpente Femmina. Il suo sguardo verde incontra e cattura lo sguardo di tutti i fibroblasti. Inizia a muovere la sua coda sinuosa, da una parte e dall'altra. I fibroblasti iniziano ad ondeggiare le loro muscolose braccia con lo stesso ritmo. L'esercito è diventato il pubblico attivo di un concerto in cui il serpente è l'incantatore. Dalla platea si alzano bianchi filamenti che riempiono il cielo come fitte stelle filanti. 

INTANTO, NELLA MACROSCALA: la mobilità è aumentata e prudente, alterno momenti di attività in piedi o seduta a momenti sdraiata per recuperare. Proseguo la terapia per la gestione del dolore di natura nervosa e fasciale, collaterale alla correzione chirurgica. Tuttavia, nulla deve distrarre dal focus principale: la deposizione del collagene. 




POST-OPERATORIO – FASE 3 

INIZIO FASE 3: rimodellamento e maturazione tissutale. Metabolismo prevalentemente ossidativo, con ridotta proliferazione cellulare. Il SISTEMA DI SUPPORTO ALLA NUTRIZIONE riduce la fornitura di AA e mantiene quella dei micronutrienti. Durata prevista di questa fase: 4 settimane. 

VISUALIZZAZIONE DELLA MICROSCALA: il muscoloso fibroblasto si asciuga la fronte sudata. Ha faticato, è stanco, e osserva soddisfatto il lavoro svolto. Il vento di mTOR si è fermato. Ora si alza la leggera brezza di AMPK che, come una luce celeste, passa le dita tra le stelle filanti: le pettina, le ordina, le rende resistenti. La quiete, prima del risveglio. 

INTANTO, NELLA MACROSCALA: si prosegue con l’attività aerobica leggera, non dedicata alla parete; si introducono esercizi di flessibilità. La posizione più difficile da mantenere è quella seduta alla scrivania. Pazienza, senza fretta: è ancora inverno. 


PS: i fusilli sono un po’ scuri perché li ho solo di grano saraceno 😊 




Abdominal surgery: before (left) and 3 months after (right — three small scars hidden underneath the underwear). 
The wall is closed. 
Time to restart.

sabato 20 settembre 2025

Come si convive con uno strappo che separa i due retti dallo sterno al pube?

La parete si è danneggiata lo scorso dicembre, a seguito di un improvviso e forte gonfiore addominale (come ritrovarsi incinta all’ottavo mese dall’oggi al domani, senza ormoni smollatori). Qualcosa aveva alterato l’equilibrio, e alle mie già note intolleranze a cereali e latticini si è aggiunto il crollo delle capacità digestive di grassi e proteine. La pancia è andata in tilt, e ha fatto boom. Oltre allo strappo principale si sono fatti altri due strappi, che separano ciascun retto dal vicino obliquo.

Per prima cosa ho iniziato a curare la pancia. E sto continuando a farlo: dopo 9 mesi sono alla versione 5.0 di quello che ho chiamato PROTOCOLLO DI RIPRISTINO del microbiota intestinale, della impermeabilità intestinale, e della funzionalità epatica e pancreatica. Ricerca, studio, esperimenti e osservazioni in una retroazione continua volta a trovare la soluzione migliore su misura per me. Ha funzionato, e continua a funzionare. Ormai la mattina, quando preparo i miei integratori per la giornata, faccio l’appello dei probiotici: li chiamo per nome, uno ad uno, come se fossero una squadra di giocatori pronti a scendere in campo, ciascuno con la propria funzione.

In parallelo ho lavorato ad un SISTEMA DI SUPPORTO ALLA NUTRIZIONE fatto di integratori che potessero sostenermi sia nella vita quotidiana che soprattutto nell’attività sportiva. A proposito di attività sportiva: all’inizio lo strappo faceva male, ho dovuto immobilizzarlo in una fascia stretta. Per quasi un mese non mi sono mossa. Quando il dolore è diminuito, ho iniziato a camminarci su. Ho iniziato a fare gli esercizi ipopressivi per rinforzare tutte le pareti della “scatola” addominale. Ho iniziato a pedalarci su (con i rulli). Ho iniziato a sciarci su, persino a fare una gara di sci di fondo, con la fascia indossata. In primavera ho iniziato a correrci su, ma sull’asfalto faceva male, allora sono passata agli sterrati. Sono arrivate le salite, sia a piedi che in bici, con il busto il più eretto possibile per non generare sovrapressioni addominali. Quanto sono serviti i miei inseparabili bastoncini da trail. Il SISTEMA DI SUPPORTO ALLA NUTRIZIONE era sempre presente, sempre più affinato e ottimizzato. Ha funzionato bene, mi ha permesso persino di arrivare sul Gran Sasso in un triathlon extreme. Se durante l’attività sportiva fluisce libera la poesia di Kokoro, è perché dietro c’è tutto il lavoro silenzioso di Yama. Ricerca, studio, esperimenti e osservazioni in una retroazione continua volta a trovare la soluzione migliore su misura per me. Un esempio? Io assimilo bene solo il glucosio, nelle sue forme di destrosio monoidrato, ciclodestrina, amilosio. Nulla a caso: per ogni molecola assunta si deve sapere perché, quanto e quando. Con tutto l’impegno, la precisione e la professionalità che un ingegnere biomedico può mettere nella progettazione di un sistema di supporto alla propria salute. Sistema che in questo caso non è meccanico, né elettronico, quanto piuttosto biochimico, monitorato da uno strumento informatico.

E quindi, alla fine? Alla fine, resta il buco. Un lungo buco che va dallo sterno al pube. E non avendo il fisico di una manza, il rapporto tra la larghezza del buco e la circonferenza vita non gioca a mio favore. Gli esercizi rinforzano e irrobustiscono le pareti della “scatola” addominale, ma non possono chiudere un buco. E questo buco non mi lascia mangiare liberamente (ovvero quanto e quando) quello che posso mangiare. È una questione legata proprio al volume del pasto, che le mie “budella” riescono a processare solo se sono nella loro posizione fisiologica. Purtroppo, a causa del buco, non lo sono. In altri termini, la funzionalità della digestione è compromessa dalla mancata funzionalità della parete addominale. Quando mi riempio lo stomaco sto male, mi viene uno strano affanno e mi devo sdraiare. In una posizione specifica: sul fianco sinistro, con sotto un cuscino che fa da cuneo e solleva l’addome per rimetterlo al suo posto e con la fascia contenitiva che evita che l’addome si apra ancora da un’altra parte. A quel punto sento che le “budella” iniziano a lavorare, e sto meglio. Devo tenere la fascia contenitiva per almeno 6-7 ore dopo un pasto. Il mio pasto giornaliero è composto da un solo piatto, un secondo, ed è ovviamente la cena, perché non posso permettermi questa tiritera durante la giornata lavorativa. Il resto è un lungo digiuno, che posso interrompere con qualche micro-spuntino. Ma io sto comunque bene, perché il mio SISTEMA DI SUPPORTO ALLA NUTRIZIONE è attivo, sebbene non ne conosca gli effetti a lungo termine. Mi sono abituata a mangiare una volta al giorno e ho imparato a “nutrirmi senza mangiare”. L’attività sportiva prosegue, persino meglio di prima grazie alla selezione e al timing degli elementi, con il solo accorgimento di osservare un digiuno di almeno 12 ore prima di praticarla (ma ho tenuto 15 ore prima del triathlon extreme sul Gran Sasso, perché dovevo arrivare allo start con le “budella” super riposate!). 

E allora, qual è il problema? Il problema è che io non riesco ad accettare che questa condizione duri fino alla fine dei miei giorni. Mentre accetto le mie intolleranze e il supporto enzimatico di cui necessito, non riesco ad accettare di dover dipendere a vita da una fascia contenitiva e da un letto dove sdraiarmi per poter mangiare un piatto di cibo. Ho preso in considerazione la possibilità di far chiudere il buco, con un bilancio rischi-benefici non ancora chiaro, oltre a tutti i problemi di contorno. Mi sono ritrovata di fronte a paventati scenari dal più roseo (probabilmente per aggiudicarsi l’appalto, economicamente insostenibile) al più cupo (probabilmente per ignoranza, la quale va sempre a braccetto con la cattiveria, e rende piccoli piccoli). Il mercato è come un mare sporco, dove si è costretti a navigare, nella speranza di approdare prima o poi ad un lido più pulito.  






martedì 22 luglio 2025

EagleXMan 113

EagleXMan 113 extreme triathlon, Parco Nazionale del Gran Sasso, 19 luglio 2025

Mi invitasti, decidendo di comparire inaspettatamente alla mia vista. Non sapevo se accettare l’invito, non mi sentivo all’altezza. Arrivarono gli amici, e iniziai a conoscerli. Arrivarono le amiche, e iniziai a conoscermi. Sei il centro circondato da un vasto altopiano. E il destino volle che anche nel mio centro si aprisse un vasto altopiano. Questo strappo, sia nel fisico che nell’animo, cambiò per necessità il mio approccio alle discipline sportive, sia nella pratica che nello spirito. E questo era il necessario. Arrivarono i principi, uno per volta: doloroso fu l’apprendimento di ciascuno di essi, ma una volta appresi furono le note su cui suonare la propria musica. A questo punto accettai l’invito. Io, le mie amiche, i miei amici: un gioco di squadra. In Re maggiore.

Le amiche:

Kokoro, colei che desidera, con ardente passione.

Yama, colei che pianifica, con fredda razionalità.

Fudōshin, colei che agisce, con ferma determinazione.

Gli amici, bellissimi:

Bianco leone alato, occhi turchese, spirito guida del nuoto, portatore di pace interiore.

Nero serpente femmina, occhi smeraldo, spirito guida della bici, presiede la salute della pancia.

Grande aquila, spirito guida della corsa, presiede la salute dei muscoli e il passaggio verso l’oltre.

Leopardo, il mio giocoso amico.

I principi:

Kaizen: lavora ogni giorno per migliorarti.

Mushin: fa’ che diventi un’abitudine.

Kintsugi: perdona le tue ferite.

Kokoro: sogna con ardente passione.

Yama: analizza con fredda razionalità.

Fudōshin: agisci con ferma determinazione.

Keiken: trasforma ogni esperienza in insegnamento.

Kyoshin: coltiva la mente vuota del principiante.

Kesshin: punta all’obiettivo.

Fūrin kazan: quando è il momento, dai tutto.

Dokkōdō: questa è la via che si cammina da soli, questa è libertà.

 

Nuotare nel Lago di Campotosto, vedendo il sole che sorge tra una bracciata e l’altra, è stato delicatissimo. È così puro, che, entrandoci, si ha il timore di sporcarlo. Le sue acque sono così morbide che sembrano luce tra le dita.

Pedalare nella Valle del Vasto è stato incantevole. È così bella, che le parole non riescono a descriverla. Consiglio di visitarla, ricordandosi di dare sempre la precedenza ai branchi di cavalli che attraversano liberi la strada.

La salita a Campo Imperatore è stata maestosa. Lunga 30 km, inizia piacevole dove finisce il bosco ed iniziano i pascoli. Ricordarsi di dare sempre la precedenza ai greggi di pecore che attraversano liberi la strada, scortati dai cani pastori. Poi si apre il grande spazio, fino ad arrivare al vasto altopiano spazzato dal vento, dove l’essere umano è solo un puntino nella maestosa grandezza che ha intorno. L’ultimo tratto è più ripido e il vento contrario fa sentire di più la fatica: bisogna resistere fino alla cima.

La discesa da Campo Imperatore è stata pericolosa. Due sono le cose che temo in bici: il traffico e il vento. E se ci sono entrambi, per me diventa difficile. C’era una coda di suv e di camper che salivano, c’erano tante moto che salivano superando la coda e tante moto che scendevano, e poi c’ero io che scendevo su asfalto dissestato, con le raffiche di vento che all’improvviso mi sbattevano in mezzo alla strada. Scendevo più piano possibile, più a lato possibile, con un solo pensiero: “Spero che non mi uccidano. Basta un attimo”. Quando mi spavento, per esempio se devo inchiodare perché una macchina mi supera per poi tagliarmi la strada per parcheggiare, succede che mi irrigidisco e inizia a girarmi la testa: a quel punto non riesco più a guidare, devo fermarmi e scendere dalla bici, riprendermi un paio di minuti, per poi risalire e ripartire.  Mi è successo 3 volte durante il percorso bike. Pazienza, l’importante è riuscire a gestirsi.

I primi 18km di trail sono stati faticosi per il gran caldo, sotto il sole più alto della giornata. Non vedevo l’ora di arrivare al checkpoint per prendere i miei bastoncini e salire al fresco, e dovevo fare in fretta per passare il cancello orario. Finalmente sono arrivata alla campanella, e ho iniziato gli ultimi 6km di vertical verso Campo Imperatore. Ero finalmente tranquilla, senza più pensieri di cancelli orari, consapevole di fare quello che a me riesce più facile: salire, con i miei bastoncini. Ero quasi ultima alla campanella: le posizioni che ho recuperato sono state tutte nel vertical.

A un paio di km dall’arrivo è arrivato mio marito, sceso apposta da Campo Imperatore dopo aver parcheggiato l’ammiraglia che mi aveva fatto da supporto. Bellissima sorpresa, mi ha fatto molto piacere fare insieme l’ultima parte. Graditissima quella tazza di tè che mi ha placato la sete. Nell’ultimo tratto in quota le gambe hanno deciso di ricominciare a correre. “Cosa fai adesso, corri?”, “Sì, perché noi veniamo dalle Orobie!”. Finish line, medaglia. I DID IT.

Ringrazio chi mi vuole bene, e mi ha aiutato senza nemmeno sapere cosa andassi a fare (solo il marito sapeva :-). Ringrazio anche chi non me ne vuole, perché ho imparato tantissimo. Ringrazio moltissimo mio marito, supporter ufficiale, senza il quale questa avventura non sarebbe stata possibile. Ringrazio il cielo, per la fortuna che ho a poter fare queste cose bellissime.

  

giovedì 26 giugno 2025

Trail del Centenario 2025

Foppolo (BG), 22 giugno 2025 

Trail del Centenario: 25km, 1700 d+. Elevarsi alla bellezza.

 

giovedì 22 maggio 2025

Vertical del Lago di Como 2025

Carate Urio, 18 maggio 2025

Il mio primo vertical. L’occasione per raccontare un’altra storia. Alziamo il livello di astrazione 😊


“Le sorelle del castello”

C’era una volta un castello, dove vivevano due sorelle che si chiamavano Kokóro e Yàma. Kokóro era piccola, seguiva solo il suo cuore e non voleva sentire ragioni, e per questo finiva spesso per farsi male. Yàma era grossa come una montagna, agiva sempre con ferma razionalità, e sentiva il dovere di proteggere la sorella affinché non si facesse male. 

Le due sorelle non erano mai d’accordo, e litigavano spesso. Quando una voleva studiare, l’altra voleva cantare a squarciagola tutto quello che provava. Quando una aveva gli occhi che brillavano di fiducia, l’altra fiutava il pericolo.

In un buio giorno di inizio inverno, Kokóro corse giù per le scale del castello, piangendo, fino alle segrete più profonde. Yàma indossò l’armatura, impugnò la spada, e si mise a difesa del castello: nessuno poteva più passare. E disse: “Riposa, sorella. Ora lascia fare a me. Ti prometto che un giorno ti porterò sulla montagna, dove sarai libera di risplendere, e la tua luce spazzerà via coloro che portano l’ombra nel cuore”. 

In un luminoso giorno di fine inverno, Yàma e Kokóro partirono per un lungo viaggio e iniziarono la salita alla montagna. Giunte alle porte del deserto, Yàma si fermò e disse: “Kokóro, ora tocca a te. Prosegui da sola. Sollevati in volo, e punta alla vetta”. Kokóro aprì le ali e si alzò in volo, falco del deserto. Volò sempre più in alto, fino alla vetta. Giunta sulla cima della montagna, Kokóro si guardò attorno. Vedeva solo bellezza, e provava solo amore. Le scese una lacrima. E disse: “Io sono Kokóro. Io sono l’amore puro, che nulla chiede in cambio. Chi ferisce me, ferisce l’essenza della Vita”. E dal pendio a valle, la voce della sorella le fece eco: “E io sono Yàma, la montagna posta a tua difesa”. Le due sorelle non litigavano più: avevano trovato il loro equilibrio, come le due sinuose parti di uno yin e yang. 

Stanche per le loro fatiche, andarono a coricarsi. L’indomani, al sorgere del sole, Kokóro e Yàma non c’erano più. Una nuova entità si era formata dalla loro fusione: non era nè piccola, nè grossa, era grande. Era bella, statuaria, dallo sguardo fermo e fiero, imperturbabile. Se in un momento c’era amore, lo lasciava scorrere libero, apertamente, perché era giusto così. Se in un momento c’era sopruso, attaccava senza esitazione, irremovibile, perché era giusto così. Se in un momento c’era pericolo, lo attraversava con passo composto e impavido, con lo sguardo rivolto all’orizzonte oltre la nube, perché era giusto così. Era nata Fudōshin, e si incamminava verso l’inaspettato con equilibrio e con profondo ed imperturbabile spirito.


sabato 3 maggio 2025

Linzone Trail Lungo 2025

Dopo tanto tempo, ritorno a trovare il mio amico Abraham Linzon. Ma questa volta partecipando ad un evento che me lo fa esplorare in lungo e in largo per inediti sentieri. Linzone Trail Lungo (LTL): 29 Km, 1700mD+, 6 aprile 2025.

Percorso bellissimo. L’hanami dei ciliegi selvatici in fiore, accompagnato dal tambureggiare del picchio. E anche l’hanami dell’aglio orsino, sebbene il suo odore non mi piaccia molto. Più su i boschi di bianchi tronchi di betulle, dove abitano le fate e dove canta il luì piccolo. Più su l’erba e i primi crochi. E davanti c’è Abraham: oggi è bello, bellissimo, circondato dal cielo azzurro, viene voglia di abbracciarlo. E poi di rimanere lassù, ad osservare i monti lontani. La discesa per prati e poi boschi sempre diversi, con sentieri ben puliti e a tratti tracciati appositamente per la gara: complimenti all’organizzazione! Correre in questi boschi è bellissimo: non ci sente più “se stessi”, quanto piuttosto “dispersi” nella bellezza intorno. E questo mette tanta pace. Sensazioni così belle che invitano a partecipare ancora a questo tipo di eventi. Sicuramente la giornata splendida ha contribuito alla magia.

Per la cronaca: prima partecipazione ad un trail. Regolamento letto, materiale obbligatorio preso. Un po’ di preoccupazione, perché non so bene cosa mi aspetta. Alla partenza l’ambiente fa una buona impressione: gente semplice, pochi fronzoli. Obiettivo concludere entro il tempo limite di 6 ore: tempo finale 5 ore, bene. Sempre con i bastoncini, perché la montagna senza il 4x4 non è pensabile per me. In salita bene, sembra di sciare, con la differenza che le braccia spingono una per volta anziché insieme (il prossimo inverno prendo gli sci da alternato, voglio imparare anche quello). In discesa non so come si fa, devo imparare. Obiettivo concluderla senza storte alle caviglie (che non la gradiscono), tutto ok. L’episodio più divertente: durante la salita, un bimbo di pochi mesi che, scendendo trasportato nello zaino porta-bimbo, fa le pernacchie a tutti i corridori che incontra. E io inizio a ridere e non la smetto più. 

Una gran bella esperienza che lascia la voglia di ritornare a correre per sentieri. 

Grazie Abraham.


mercoledì 19 marzo 2025

La Festa del Papà

Oggi è la Festa del Papà. L'occasione per raccontare una storia.

C’era una volta, tanti anni fa, una ragazzina che andava a scuola. Durante l’ora di ginnastica, non era presenza gradita in squadra, perché non faceva i punti per vincere. Le veniva chiesto di eseguire un gesto, e su quello era valutata, ma non le veniva mai spiegato come il gesto andasse eseguito, e non le riusciva spontaneo, senza insegnamento. A qualcuno la cosa faceva ridere. La domenica mattina la ragazzina andava a correre alle “non competitive”, che oggi si chiamerebbero “manifestazioni ludico motorie” o semplicemente “tapasciate”.  Che bello correre, come si stava bene correndo! Andava perché ci andava il suo papà, che si allenava per le maratone. Mentre la mamma scriveva la sua tesi di laurea in pedagogia sul “valore educativo” di quelle cose. Era un ambiente molto bello: tante persone felici, che correvano e ridevano, nessuno pretendeva niente da loro, ma ciascuno di loro aveva un obiettivo con sé stesso.  Era un ambiente che accoglieva tutti, molto inclusivo.  “Inclusione”: ci doveva proprio credere quel papà cardiologo che raccontava la prima volta alla maratona di New York di un paziente trapiantato di cuore, o la 100km del Passatore di un paziente infartuato. Ma i racconti che più facevano sognare la ragazzina erano le avventure sugli sci di fondo, in particolare quelle nel “Grande Nord”.

Raggiunta la maggiore età, la ragazza si scrollò di dosso l’ignoranza del sistema scolastico e divenne finalmente libera di godersi l’attività sportiva che le piaceva. Le corse divennero lunghe pause solitarie nei boschi vicino casa, tra un esame universitario e l’altro.

Diventata ormai giovane donna, un giorno chiese al suo papà: “Ma secondo te ce la faccio a correre la Maratona di Roma?”. “Certo!” fu la risposta. E tre mesi dopo, Roma fu. "Ma secondo te adesso ce la faccio a correre una 50km?”. “Certo!”. E due mesi dopo, 50 fu. La giovane donna si era ormai innamorata di quelle lunghe distanze. Per un po’ di tempo ebbe la fortuna di condividere avventure davvero piacevoli con un gruppo di amiconi che avevano la stessa passione: “la Squadra”, da voler bene a tutti. Poi, gli alti e bassi della vita, la salute che non sempre c’è. Ma quell’amore aveva ormai trovato dimora nel suo cuore, e da lì continuava ad ardere. Se non poteva essere corsa, allora diventava altro, ma sempre con lo stesso spirito, quello dell’endurance. E divenne bici, nuoto, sci di fondo, triathlon. La ricerca di nuove esperienze, il miglioramento continuo, imparare dai propri errori, alzare l’asticella, sognare e vivere i propri sogni. E godere di quel piacere che tutto questo dà. Partire per grandi distanze in solitaria, che più sono lunghe fuori, più diventano profonde dentro.

Sono passati diversi anni. Ora quella persona sogna tanto e parla poco, il più delle volte solo ad obiettivo raggiunto. Ma questo semplicemente perché, prima di un grande impegno, ha bisogno di raccogliere la massima fiducia in sé, e parole di preoccupazione, anche quelle di un genitore, non ne deve sentire. Se oggi quella persona si realizza e trova la felicità nel suo mondo sportivo, sa di ringraziare il suo papà, e la fiducia che le ha dato.




martedì 11 marzo 2025

Engadin Skimarathon 2025

Nuova avventura “unsupported” sugli sci stretti: destinazione Svizzera per la Engadin Skimarathon, 42km dal passo del Maloja fino a S-Chanf, passando per St. Moritz, Pontresina, Samedan. L’occasione per vedere tutta l’Engadina in una volta sola. Evento internazionale, 14 mila atleti al via, organizzazione impeccabile (davvero complimenti agli Svizzeri). Atmosfera festosa, bella, bellissima: quando senti sorridere in tutte le lingue del mondo, e questo ti fa sentire a casa. Vedo attorno persone simili a me, che amano le stesse cose, e questo mi fa stare bene.

La partenza al Maloja ha qualcosa di surreale: il sole sorge da dietro la montagna dissolvendo la nebbia sul lago ghiacciato, sulle note di Vangelis - Conquest of Paradise.  E gli atleti sulla linea di partenza vedono davanti a sé proprio un bianco paradiso, che invita ad essere attraversato.

Il livello dei partecipanti è alto, anche partendo nelle retrovie. Vedo donne danzare sugli sci in quella pianura sconfinata: osservo loro perché, mentre il gesto degli uomini è più basato sulla forza, quello delle donne è più basato sull’equilibrio. Io mi sono allenata sulle Orobie, dove non ci sono pianure, e qui ho tutto da imparare. Poi arrivano le salite. La prima, ripida, al km 13, ha dell’incredibile: è il primo “imbuto” del percorso e mi obbliga ad un’attesa di oltre 30 minuti perché le guardie fanno salire gli atleti in fila indiana. Mi viene un freddo ad aspettare lì ferma così… Fortuna che poi è salita, e mi scaldo. Le salite sono tutte pattinabili per me, ma evidentemente alla gente qui non piacciono, perché le affronta camminando. Mi faccio strada zigzagando. La neve è difficile, primaverile: a tratti sembra zucchero, a tratti sembra una granita bagnata. Terminato il saliscendi nei boschi tra St. Moritz e Pontresina, al km 21, si riprende la grande pianura bianca. A questo punto il mio gesto trova una sua sintesi di gravità e spinta (equilibrio e forza) per “volare” nel bianco fino al traguardo. È tutto così bello, bellissimo, che anche i miei pensieri sono belli, bellissimi. Davanti al vasto bianco, sovrastato di azzurro, non posso fare altro che ringraziare quell’infinito che dà a me, piccolo puntino, la possibilità di realizzarsi ed essere felice. I chilometri scorrono davvero veloci. Arrivano gli ultimi cartelli: 4 km al traguardo, 3 km al traguardo. A questo punto mi succede una cosa particolare: non voglio che finisca, mi viene da piangere, non voglio lasciare il grande bianco, voglio restare lì. Ho trascorso un inverno piuttosto difficile, e il bianco mi ha accompagnato, portandomi pace, non voglio andare via. Ma è giusto così, perché l’inverno volge al termine e la primavera sta per iniziare. Finish line, medaglia, rientro. Stanchezza, forse più emotiva che fisica.

Che possa custodire dentro di me la pace del bianco, mentre volgo lo sguardo all’orizzonte, nell’attesa dei colori che verranno.

Grazie Engadina.


giovedì 6 febbraio 2025

Granfondo Dobbiaco-Cortina 2025

Le cose belle, è bello condividerle. L’amore che provo per la mia attività sportiva, specchio di vita e di crescita, io avrei voluto condividerlo. Ma se manifesto la gioia e la realizzazione che mi dà, do fastidio. Anche se sono tra gli ultimi degli amatori. Mi dispiace. Ma io seguo il mio Dō, come direbbero gli occhi a mandorla. Se un giorno incontrerò sul mio cammino qualcuno che vorrà condividere allo stesso modo, ossia di cuore, sarà un piacere. Altrimenti, va bene lo stesso. Senza rancore, davvero.

Trasferta in solitaria sulle Dolomiti, modalità UNSUPPORTED. Vado a riprendere la fiducia in me, dopo i recenti acciacchi fisici e i segni che hanno lasciato. Nonostante tutto, ne esco più forte. Vado a trovare YUKI, un suono giapponese che assume significati diversi a seconda di come viene scritto: NEVE, DIREZIONE, CORAGGIO, FELICITA’.

GRANFONDO DOBBIACO-CORTINA, 2 febbraio 2025: 31 km sci di fondo, tecnica libera. I motori sono accesi, tutti e due questa volta: la benzina per spingere da Dobbiaco fino al Passo, il diesel per planare come un rapace su Cortina. La traversata delle Tre Cime non prevede alcun rifornimento, si fa tutta d’un fiato. Conoscevo il percorso al contrario, nella sua veste estiva, per aver corso un paio di volte la Cortina-Dobbiaco Run. Ma la Granfondo Dobbiaco-Cortina, nella sua veste invernale, è ancora più bella.

Io sono un’atleta.


sabato 29 giugno 2024

CHALLENGE Kaiserwinkl-Walchsee, 23 giugno 2024

Ancora una volta in mezzo a guerrieri pronti a scendere in battaglia. Tu sei diversa, lo sai. Ma diverso non vuol dire sbagliato, vuol dire solo diverso. E allora abbandona ogni timore e inizia il tuo viaggio. Con il cuore di Fidippide. 

KAIZEN è la dedizione quotidiana, per essere oggi migliore di ieri. 
MUSHIN è il frutto del lavoro, quando ciò che era difficile diventa abitudine. 
KINTSUGI vuol dire perdonati. Perdona le ferite passate, perché è grazie a quelle cicatrici dorate se ora sei qui. E perdona le debolezze quotidiane, perché fanno parte del percorso. 
STATE KETI vuol dire fiducia. 
“conturbabimus illa” è la cosa più importante: lascia andare tutto e abbandonati all’Amor che move il Sole e l’altre stelle. 

 I’m not a warrior. I am a dreamer.


 

sabato 27 aprile 2024

On the road again: 50 km di Romagna

Castel Bolognese (RA), 25 aprile 2024 
50 km di Romagna. Quando intravedi la possibilità di farcela, e senti crescere il bisogno di provarci ancora. On the road again. An inner journey. The re-discovery of yourself. Accompagnata dai miei due nuovi amici interiori: Spirito Guida e Dantian. Technique not yet perfect, but enough for today. Engine not yet optimized, but enough for today.

 

lunedì 23 ottobre 2023

Il primo pettorale

Perché non approfittare dell’ultimo week-end dal clima estivo di questo strano ottobre per una gita con tutta la family all’Ecomaratona del Chianti? È l’occasione giusta per far indossare ai bimbi il loro primo pettorale (e, per la sottoscritta, per fare una bella corsa sulle colline senesi). Tutto il contesto deve   incuriosire i bimbi, senza creare ansie da risultato. Quindi si va in una campagna lontana, dove ci sono i castelli dei cavalieri e le antiche dimore, i parchi con le piscine e le colline a perdita d’occhio. Dove l’aria è buona e si mangia bene. La “gara” è una manifestazione non competitiva, in cui vincono tutti quelli che arrivano al traguardo, ma perdono quelli che si fermano prima. Il premio per chi arriva fino alla fine è pane e Nutella. Si parte tutti insieme mano nella mano, in un fiume di gente allegra e serena che sembra una festa. Poi la mamma va per correre i suoi 20 km, mentre i bimbi restano con il papà per i loro 6 km. Obiettivo ritrovarsi un paio d’ore dopo all’arrivo. E così è. Bimbo-grande avrebbe voluto camminare più spedito, ma bimbo-piccolo doveva fare mille soste per altrettante cose curiose, e per raccogliere i fiorellini da regalare alla mamma. Grazie al papà per aver supportato & sopportato i due boys per tutta la camminata. Due giorni belli e intensi. Spero che i bimbi conservino un bel ricordo del loro primo pettorale: perché indossare un pettorale è vivere un’avventura, molto più che “fare una gara”.


giovedì 6 luglio 2023

CHALLENGE Kaiserwinkl-Walchsee, 2 luglio 2023

È successo che… Pensavo che non mi sarei più iscritta a eventi di questo tipo. Invece poi è successo che… l’allenamento è un’abitudine, la sveglia suona sempre alle 6, o per andare al lavoro o per allenarsi, e un’oretta per me la voglio trovare, quasi ogni giorno. E poi è successo che… trovo sul mercatino dell’usato una (bellissima) Bianchi in carbonio taglia 47, e quando mi ricapita… Fatto sta che decido di provarci ancora. Destinazione scelta in funzione della gestione familiare: con bimbi al seguito per far loro vivere una nuova esperienza, quindi quando le scuole sono finite, dove il viaggio è il più breve possibile, e dove tutta la #family può stare bene. Risultato: Walchsee, Tirolo austriaco, inizio luglio.

In forse fino all’ultimo. Le due settimane prima della partenza sono un’incognita. Prima la febbre di #bimbodue, ma forse è solo una reazione al vaccino della settimana prima… Poi il febbrone di #bimbouno, una settimana di influenza condita con streptococco. Poi passano qualcosa a me, che trascorro la settimana della gara con mal di orecchie e mal di gola. Ma siamo in miglioramento e il venerdì decidiamo di partire. Il sabato mattina io e #bimbodue ci alterniamo in bagno, ultimi strascichi dei virus “padani”. Pomeriggio in miglioramento, quindi porto comunque la bici in zona cambio: se partire o no la domenica mattina, lo decido in base a come passo la notte.

Guardando intorno. A differenza di altre gare, qui la maggior parte degli atleti è della zona. Molto giovani, molto magri. Piuttosto essenziali e “spartani”, rispetto a quelli che si trovano in altre gare in cui l’expo sembra la passerella delle vanità. Questi sono forti, tutta sostanza e zero fronzoli. Qui il livello è più alto. Riuscirò a stare nei cancelli?

Vabbè, partiamo. Domenica mattina. Come previsto piove e la temperatura è di 15 gradi. Porto sacche e termos in zona cambio e rientro in hotel per mettere la muta. Tra l’altro, bellissimo “family hotel” sul lago, esattamente a metà strada tra la partenza del nuoto e la zona cambio. Indossare la muta in camera e non “per terra” è un plus notevole! Affollamento di atleti sul piccolo prato del lungolago, che lascia i bimbi un po’ spaesati. #bimbouno vede la mamma “in ansia”. Eh già, ha capito. #marito mi invita a entrare in griglia e non partire per ultima… ok... Poca voglia di partire, come sempre. Un saluto a tutti e si va verso l’acqua.

La gara. La temperatura dell’acqua è piacevole, anche l’odore leggero di questo lago verde chiaro. Mi sento stanca, nuoto ma non sento le braccia fare forza nell’acqua. È un rolling start ma molto ravvicinato, quindi si nuota in gruppo, e mi dà fastidio la presenza di altri vicino, soprattutto quando ci sono “contatti”. Che esagerata, si vede che sono troppo abituata a stare da sola. Comunque, il nuoto procede tranquillo. Finalmente verso l’ultima parte di percorso anche le braccia “si svegliano” e iniziano a spingere. Quando si esce dall’acqua fa freddo, per me molto freddo. Tremo come una foglia e mi battono i denti. Mi trovo un angolino nella tenda e resto lì, cambiandomi, asciugandomi e bevendo acqua calda dal mio termos, fino a che non smetto di tremare e sono in grado di tenere la bici. Ormai mi conosco, le brutte esperienze in allenamento insegnano: fondamentale per me è non disperdere calore, quindi maglia wind stop, manicotti, e soprattutto gambali. Ho caratteristiche di metabolismo e circolazione diverse da quelle degli altri, punto. Parto in bici e devo percorrere due giri. I primi 30 km non passano più: mi sento stanca, piove, sull’asfalto bagnato ho sempre timore, e iniziano ad arrivare da dietro oggetti velocissimi e molto rumorosi, che si rivelano essere le bici da crono con ruota lenticolare posteriore degli atleti che stanno percorrendo il secondo giro. Che casino, sembra di essere sorpassati da un mezzo a motore! La solita esagerata, troppo abituata a usare i rulli o uscire da sola alle 5:30 del mattino. Dal km 30 al 40 comincio a stare meglio, a sentirmi meno stanca. E quando inizia il secondo giro mi sento finalmente bene e libera: l’asfalto inizia ad asciugare e da dietro non arriva più nessuno a rompere… il silenzio! La strada chiusa al traffico è tutta per me, top! Le gambe iniziano a spingere sui pedali. Non conosco i tempi parziali dei due singoli giri, ma di sicuro il secondo è più veloce del primo, oltre che finalmente goduto. Solo qualche fitta alle orecchie nel tratto finale, che dà l’ingannevole e ormai nota sensazione che la bici stia sbandando, anche se non è così. La bici è comodissima, il percorso è un continuo saliscendi nel verde, con diversi tratti su stradine strette in mezzo ai pascoli, con le mucche che ti guardano a pochi metri. In salita no problem, in discesa sono una pippa, lo so, ho paura e freno, e non so fare le curve, ma chissenefrega, arrivo in zona cambio intera e soddisfatta.  La temperatura è salita, ci saranno circa 20 gradi; quindi, vestiti freschi e asciutti e si inizia a correre. La corsa è sempre la frazione più tranquilla: si innesca il pilota automatico e via. Il percorso prevede 4 giri del lago ed è molto bello e piacevole, immerso nel verde, un po’ asfalto e un po’ (apprezzatissimo) sterrato, con magnifica vista sui monti intorno. Correre qui è tutta salute, e penso che questo percorso sarebbe perfetto anche per i bimbi in bicicletta. Caloroso tifo delle persone lungo il percorso: solo dove parlano tedesco i tifosi restano ad incitare anche gli ultimi! Molto apprezzato. Ecco il traguardo, ed ecco anche la #family al completo che mi aspetta! Finisher. Tempo finale 7h27’, molto bene per me, pensavo di più. Non dovrei più iscrivermi a questi tipo di gare... questo è uno sport per giovani, oppure per gente forte: giovane non lo sono più, forte non lo sono stata mai… Però dà occasioni di viaggiare scoprendo posti bellissimi che altrimenti non conoscerei…

La vacanza. La gara è anche l’occasione per far trascorrere alla #family un fine settimana in montagna, in un posto dove non parlano italiano, e dove non mangiano la pasta! I bimbi sono molto incuriositi da questa avventura. Per fortuna che qui cucinano una “carnina gialla” buonissima (leggasi: schnitzel). L’hotel offre tantissimi servizi: grande appartamento con camera matrimoniale, soggiorno con divano letto per i bambini, cucina completa di tutto (pure microonde e lavastoviglie!); grande parco con tanti giochi per i bambini (altalene, scivolo, scivolo a tunner, salterello gigante, campo da volley e campo da basket); piscina esterna riscaldata, piscine interne grande e piccola per i baby ospiti, sauna, palestra, sala giochi. Una famiglia con bambini qui può stare davvero benissimo, anche quando piove - come la mattina della gara, quando #marito, #bimbouno e #bimbodue trascorrono due piacevoli ore nella calda piscina tutta per loro. E tutto compreso. Non ho mai trovato alloggi di questo tipo in Italia (a prezzi ragionevoli intendo…): solitamente nel nostro Paese la famiglia con bambini è quasi “un fastidio” per l’offerta turistica, qui invece è la benvenuta. E qui capita di vedere per le stradine di campagna genitori in bicicletta con baby ciclisti su bici senza pedali che seguono allegramente. Anche l’offerta fuori dall’hotel è molto ricca: dalle classiche passeggiate per sentieri, all’esplorazione in barca del lago (sia #bimbouno che #bimbodue al timone!), al minigolf. Il tutto immerso nel verde di prati e boschi. Ci piace proprio questo posto, ci invoglia a tornare. Anche l’offerta alimentare al supermercato è molto buona: carne, pane, frutta, verdura, tutto di ottima qualità e a prezzi ragionevoli. Possibile che in Tirolo le ciliegie costano meno che in Lombardia? Sulla qualità della carne, probabilmente oltralpe gli animali respirano meglio di quelli “padani”. È ora di tornare a casa, tra le proteste di #bimbouno e #bimbodue che vogliono restare qui. Walchsee ci piace, magari ci torniamo ancora. Località consigliata: sia ai triatleti che vogliono fare una gara immersa nel verde, sia alle famiglie con bambini che vogliono fare una vacanza in montagna.






mercoledì 12 ottobre 2022

Il mio IRONMAN 70.3 Venice-Jesolo, 9 ottobre 2022

Il perché. Decisione maturata circa 3 mesi prima. Perché, dopo l’ultimo del 2016 e i successivi 6 anni in “pausa bambini”, voglio dimostrare a me stessa che sono ancora capace di farlo. Luogo scelto perché il più vicino a casa, in modo da passare una sola notte in trasferta. Logistica familiare: niente bimbi al seguito oggi, quindi prima notte fuori casa e senza genitori per i due mister (i miei figli li chiamo così), uno da una nonna e uno dall’altra, altrimenti insieme diventano ingestibili.

La vigilia. Sono in crisi, non ho nessuna voglia di partire. Sarà lo stress accumulato nei mesi precedenti, la sveglia prima dell’alba e gli allenamenti incastrati tra lavoro, spostamenti da pendolare, gestione di casa e famiglia, il carico di responsabilità. E le pause forzate causa virus, e il posticipo della gara di due settimane causa elezioni.  La motivazione ha avuto alti e bassi durante la preparazione, e alla vigilia ha toccato il fondo. Le telefonate a mamma e papà, e le parole di mio fratello che mi sbloccano: “ti piace nuotare, ti piace andare in bici e correre, vai e goditi il paesaggio!”. Ecco la motivazione per uscire domani mattina: godersi il percorso.

Alla partenza. Ho imparato in allenamento che devo evitare cibi solidi prima e durante. Quindi per colazione un bric di latte di mandorla Condorelli e un sorso di acqua calda. È ancora buio quando metto le borracce sulla bici. Ci sono 15 gradi e un’umidità di quasi il 100%. È tutto bagnato: le borse sulla bici, le scarpe lasciate nelle sacche dei cambi. Pazienza. Sono un po’ infastidita dalla mancanza di una tenda per cambiarsi. E vabbè, mi metto la muta all’aperto, seduta per terra. Poi rimetto giacca, berretto, calzettoni e scarpe, e mi dirigo sulla spiaggia con il marito, che ringrazio per la fondamentale assistenza. A questi eventi non si partecipa da soli! Il giudice alla griglia di partenza mi scambia per un accompagnatore… No, partecipo alla gara, sono vestita sopra la muta perché ho freddo… Pazienza. Poi arriva il momento di restare solo con la muta e mettersi nella fila di partenza del “rolling start”. Con i piedi nella sabbia fredda e umida inizio a tremare. Ci si distrae un po’ con la musica messa dal dj: bene la partenza dei pro con “Thunderstruck” e “Sweet Child O' Mine”, ma quando tocca agli age group parte un “A far l'amore comincia tu” che suscita qualche malumore tra gli atleti più rock. Una risata che ci voleva prima di partire!

Frazione nuoto. Si parte. Disciplina allenata solo in agosto al mare e a settembre in piscina, ma il mare calmo mi lascia tranquilla. Acqua fresca ma si sta bene, dopo un paio di boe vado in temperatura e prendo il ritmo. Mi tengo alla larga dalle cuffie rosa, visto che le manze sono sempre cafone in acqua (come volevasi dimostrare). Meglio le cuffie verdi, visto che i manzi di solito si fanno gli affari loro (come volevasi dimostrare). Traiettoria chirurgica e senza sforzo, senza movimenti inutili dispendiosi. Nuoto scivolato via tranquillo.

All’uscita dall’acqua sento che i solei sono nervosi e tirati, quindi per non farli arrabbiare procedo verso T1 camminando. In zona cambio mi battono i denti e tremo dal freddo. Non riesco a mandare giù altro che un sorso di acqua calda. Sì, metto anche un termos di acqua calda nella borsa del primo cambio. E dei sorrisini di manzi e manze non mi curo. Mi vesto come ho svolto gli ultimi allenamenti autunnali e parto in bici.

Ho pedalato parecchio nei mesi precedenti, più che per ogni altra gara preparata, perché è sempre la frazione in cui vado peggio. Sono partita sempre al buio, 30 minuti prima dell’alba, con le luci, in modo da rientrare a metà mattina per la domenica in famiglia, quando i bimbi vogliono andare al parco, c’è da preparare la polenta, c’è da passare l’aspirapolvere...  Ho pedalato gravel, perché mi piace di più, perché posso fare le ciclabili anche se sono un po’ sterrate o se ci sono caduti sopra rami o sassi per un temporale, perché così non sono costretta a stare sempre tra le macchine, cosa che veramente non sopporto. Però due settimane prima della gara ho provato un percorso di asfalto pianeggiante, e ho constatato che con la gravel (anche con le gomme da strada) vado a 2 km/h in meno di quello che so che posso fare, e questa differenza è quella che rischia di farmi stare fuori dai cancelli della gara. Quindi la settimana prima della gara ho ripreso la mia bici da corsa, che non toccava l’asfalto dal settembre 2016, e ho rifatto quello stesso percorso, con i tempi accettabili previsti. La gravel è praticamente una mountain bike senza ammortizzatore. La bici da corsa ha i pedali “più duri”, ma ti fa sentire che tutto il tuo sforzo è trasferito alla strada, mentre la gravel “se ne perde un po’”, almeno su asfalto.

Frazione bici. Maglia calda, per proteggere lo stomaco. Ho provato la congestione in allenamento, fa venire i capogiri e poi svenire, ed è meglio evitare. Gambali, per tenere le gambe al caldo, altrimenti i muscoli mi mandano a quel paese e vanno in contrattura, ed è meglio evitare. Ribadisco che degli altrui sorrisini in zona cambio non mi curo. Fascia che copre fronte e orecchie, per tenere a bada sinusiti e otiti di questa stagione. Due borracce riempite di Polase (solo sali, non roba da sportivi zuccherata che il mio stomaco non accetta), di cui una standard e una termica. Due gel, rigorosamente senza caffeina, dell’unica marca che il mio stomaco tollera.

Primi 20 km pedalati piano e sciolti, perché sento il quadricipite destro nervoso e tirato e non voglio farlo arrabbiare. Poi si mette tranquillo e posso mettere il rapporto un po’ più duro. Nel tratto cittadino si devono scavallare due “cavalcavia” provvisori fatti di impalcatura e coperti da tappeto rosso, messi lì per gli atleti in bici in modo da non interrompere il traffico sotto. Trovarsi all’improvviso queste rampe all’8% mi fa un po’ strano in una gara Ironman, ma evidentemente in Italia funziona così. Pazienza, fatte. Poi il percorso diventa molto bello tra le campagne venete, anche se reso piuttosto faticoso dal vento. I lunghi tratti contro vento sugli argini sembra non finiscano mai! Ad un certo punto vedo davanti una giudice che mi fischia e mi sventola una bandiera rossa. Non immagino quale possa essere il problema, visto che non ho atleti a vista davanti né ne sento dietro. Le chiedo cosa c’è, e mi risponde chiedendomi se partecipo alla gara. Le dico di sì, e allora mi risponde che posso andare. Mentre pedalo mi faccio qualche domanda. Pensava che fossi un’imbucata! Oh giudice, anche se sono vestita di più degli altri, anche se non ho una bici figa o una bici con le corna come gli altri, ho il numero di pettorale come tutti gli altri, incollato sul casco e sulla bici secondo regole, e pagato secondo listino prezzi! Sveglia!

Procedendo tra le campagne, mi trovo su un tratto di strada che va percorso in due direzioni, all’andata e al ritorno. Io sono sul tratto di andata, e incrocio gli atleti sul tratto di ritorno. Ma le regole? No scia, no affiancati? Complimentoni! In partica le regole in queste gare le rispettano i primi e gli ultimi, la massa nel mezzo fa quel che vuole. E stavolta non ci sono scuse di sovraffollamento di iscritti o strade strette, è solo la scelta consapevole di non rispettare le regole del gioco.

Si rientra in città, altre due rampe rosse all’8%, e finalmente si arriva in T2. Tolgo i vestiti da bici e indosso quelli asciutti e puliti da corsa. Sì, metto anche i pantaloncini da running, perché correre con un pezzo di silicone sotto il c**o non lo trovo comodo. Sì, cambio anche la fascia in testa, quella nera è per la bici e quella bianca è per la corsa, sono in tessuti diversi per esigenze diverse.

Frazione corsa. Percorso di 3 giri, di cui mezzo giro in città e mezzo giro sul lungomare. Bello! In città ci sono tante persone che salutano e fanno il tifo, poi quando si arriva sul lungomare si rimane incantati guardando il mare, la spiaggia, il sole basso di ottobre e tutti i luccichii sull’acqua. Tratto molto rilassante: non appena lo concludi non vedi l’ora di fare il giro successivo per ritrovarti ancora lì. Procedo a passettino costante, quello che faccio da quando avevo 5 anni, lento ma poco dispendioso, una sicurezza per arrivare alla fine. E mi ritrovo a fianco sempre degli stessi atleti che alternano corsa veloce e camminata. Non prendo gel o altro perché il mio stomaco non tollererebbe, ma con un po’ di Coca Cola ai ristori ho quanto mi serve per arrivare. Adesso sono stanca. Ultimi duecento metri per ammirare il faro e le spiaggia, e poi la finish line! Ce l’ho fatta!

Vedo il tabellone che segna 7 ore e 20 minuti, bene dai! Sì, non indosso mai l’orologio in gara, quindi il tempo lo vedo solo al traguardo. Concludo il mio terzo 70.3 con 10 minuti in meno dei precedenti, anche se i primi due li avevo fatti tutti sotto la pioggia, oggi invece è stata una bella giornata. Prima di allontanarmi con il marito dalla zona arrivi, mi giro a salutare la finish line. Non credo che ce ne saranno altre. Mi piace nuotare, pedalare e correre, ma penso che in futuro li farò separatamente, per viverli in modo meno stressante. Soprattutto la bici, la vivo in un modo troppo diverso da quello che è richiesto in questi eventi. Come non faccio più le classiche mezze o maratone su asfalto cittadino, perché non mi ispirano più. È ora di girare pagina, chissà.

Il day after. Mi rendo conto di aver gestito bene la gara: nessuna crisi durante, sforzo moderato e costante in tutte le discipline. Il giorno dopo indolenzimento generale ma nessun dolore particolare. Il che mi consente di sistemare casa recuperando le faccende non svolte nel fine settimana. Altro che lunedì di ferie per riposare dalla gara di domenica: la mattina "animale da soma" tra la lavatrice di casa e l’asciugatrice a gettoni, il pomeriggio aspirapolvere… E va bene così.

Last but not least. I bambini sono stati bene dalle nonne, ognuna delle quali si è impegnata nel preparare tante gustose prelibatezze per soddisfare i palati esigenti dei piccoli mister. Tutti contenti, e va bene così :-)




martedì 5 luglio 2022

Primiero Dolomiti Marathon 26k

Primo pettorale dal lontano febbraio 2019. Trail di 26 km sulle Dolomiti tra la Valle di Primiero e le Pale di San Martino di Castrozza. Paesaggio stupendo, giornata splendida. Salite ok, discese prudenti, contenta che le caviglie hanno retto. Occasione per una gita con la family, e ovviamente la parte più riposante è stata la corsa!!! 


martedì 17 maggio 2022

“Ricomincia dall’inizio”

Come nel gioco dell’oca, quest’anno si ricomincia dall’inizio in tutte le discipline sportive. 

Corsa – Vista la marcata e peggiorata pronazione (ahi l’età…), che nessuna scarpa riesce più a sostenere, ho dovuto passare ai plantari personalizzati, che oltre alla pronazione compensano anche i piedi cavi. Sensazione di avere la colonna vertebrale rialzata di due dita rispetto alle anche e alle spalle, risolte le contratture a piriformi e diaframma (davvero fastidiose), completamente cambiata la sensazione di corsa: con i plantari il gesto della corsa affatica molto i quadricipiti, che credo di non aver mai utilizzato se non in bici… Mah, allora cosa usavo prima? L’adattamento non è stato immediato, e si continua a lavorarci su. 

Bici – L’ultima uscita in bici su strada risaliva al 2016. Poi non l’ho più usata: troppo pericoloso, non divertente. E non sono nemmeno tipo da MTB. Per questo motivo quest’anno ho deciso di provare una gravel, e sono bastate un paio di uscite per dire che non si torna più indietro! Incredibilmente comodissima, apprezzatissimi quei 5 cm di altezza in più del manubrio (chissenefrega dell’aerodinamica), così come quei 4 denti in meno su ciascuna corona (preferisco la pedalata agile e chissenefrega dello sviluppo metrico), così come quelle ruote grosse che consentono di andare su qualunque fondo, dall’asfalto più disastrato alle ciclabili sterrate. Personalizzata con pedali doppi, così da usarli o con gli attacchi da MTB in allenamento (comodissimi), o con il lato piatto per il giro al parco con i bimbi. E con la gravel ho ripreso le uscite in bici: sulle ciclabili, perché sulla strada non ho voglia di mettermi, ma comunque le valli bergamasche sono sufficientemente lunghe per consentire uscite da un’ottantina di km. Su questa bici mi diverto! Su una gravel si può stare in giro davvero un giorno intero. 



Acqua, ghisa e muri – Non c’è due senza tre, si viene da lì… Su di me funziona questo approccio: per sopravvivere in acqua bisogna prima di tutto lavorare a secco per costruire un minimo di materia che possa poi lavorare anche in acqua. Quindi ghisa. E qualche volta muri, giusto per condividere con il marito un momento di svago, e non solo la gestione dei bimbi… Ho anche un paio di scarpette nuove! 



Chissà dove porterà il prossimo lancio di dadi. Intanto buone co(r)se bloggers!

lunedì 7 giugno 2021

Il Geco zampetta ancora

Come conciliare un lungo pompa mitocondri con la domenica famigliare? "Buonanotte bimbi, ci vediamo domani in montagna dai nonni". Partenza ore 5:45, 38km, 700m D+, 4h11', giusto in tempo per vedere la preparazione di una pozione magica a base di foglie, terra, fiori, pigne, sassi... Molto soddisfatta della gestione corsa in autonomia. Gli allenamenti lunghi e lenti in modalità relax restano ancora i preferiti! Sempre il solito Geco... ;-) 

 


martedì 17 novembre 2020

Off topic - "Alumnae"

Il Politecnico di Milano ha pubblicato un libro, "Alumnae", che raccoglie le interviste fatte a 67 laureate tra il 1990 e il 2014. Ci sono anche io, pagina 104. E si parla anche di sport ;-)
 

lunedì 8 giugno 2020

Di buoni propositi, lockdown, e poi chissà

Anno iniziato con buoni propositi: ritornare ad indossare un pettorale in una corsa, cosa che non accadeva dal lontano 2014. Slalom tra quotidiane difficoltà, ma obiettivo raggiunto: Terre di Siena Ultramarathon, km 32, gita con tutta la family. Era febbraio: chi immaginava di partire per un fine settimana, e di rientrare in un mondo capovolto. Poi il lungo lockdown, dove sono tornati utili tapis roulant e ciclomulino. E poi chissà! Buone co(r)se!